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Mameli e Novaro sono gli autori dell’inno nazionale italiano. Il primo lo scrive, il secondo lo mette in musica. I due Fratelli di Italia sono di Genova, la città dei rossi. Entrambi patrioti convinti, ma con temperamento ed idee molto diverse. Repubblicano intransigente il primo, più moderato il secondo. Uomo di verso e di azione il Mameli, uomo di musica e conservatorio il Novaro. Eroe caduto in battaglia giovanissimo il primo, organizzatore di raccolte di fondi per la spedizione dei mille il secondo. Mameli è un eroe perfetto per la narrazione risorgimentale. Novaro no. Ma la loro storia racconta di come l’Unita d’Italia l’hanno fatta gli eroi romantici che sono caduti in battaglia, i letterati che ne hanno scritto, alimentando un contesto che muoveva gli animi e le coscienze, e le persone di temperamento magari più mite ma ugualmente capaci di dare un contributo sostanziale, come Novaro. Goffredo Mameli è al fianco di Nino Bixio in tutte le grandi dimostrazioni genovesi del ’47. Si arruola volontario nell’esercito sabaudo nella prima guerra d’Indipendenza, combattendo contro gli Austriaci. Nel ’48 scrive l’opera con cui passerà alla storia: “il Canto degli Italiani”, oggi “Fratelli d’Italia”. Nel ’49 insieme a Giuseppe Garibaldi, Giuseppe Mazzini e Giuseppe Montanelli è a Roma per la difesa della Repubblica. Viene ferito e muore il 6 luglio, quando ha solo 21 anni. Mameli ha passione e talento per a letteratura e la musica fin da bambino. Inizia giovanissimo a scrivere poesie e canzoni, e a 17 anni pubblica il suo primo libro di versi, “Il 4 novembre 1847”. A 18 anni anni scrive “il canto degli italiani”, un testo che come il precedente esalta il valore dell’unità del popolo italiano ed esorta alla cacciata dello straniero. È un seguace di Mazzini. Repubblicano convinto non si limita a scrivere e comporre versi, ma va in battaglia. Incarna una figura di letterato campione del romanticismo del periodo in cui si vive per l’ideale e l’arte e la vita coincidono. Le cronache del periodo riportano che le sue ultime parole prima di morire siano infatti state: “Muore un uomo, ma non muore un’idea”. Anche Michele Novaro è di Genova, ma rispetto ai suoi concittadini eroi del Risorgimento ha un’indole ed un temperamento del tutto diverso. Liberale e patriota convinto, Novaro non è un uomo di azione e il suo contributo alla causa dell’Unità nazionale si concentra sulla composizione di inni e di canti patriottici e alla raccolta di fondi per sostenere la causa dell’indipendenza e la spedizione di Garibaldi. Nel 1847 lavora a Torino come secondo tenore e maestro dei cori dei Teatri Regio e Carignano. Tornato a Genova, nel 1864 fonda una Scuola Corale Popolare, ad accesso gratuito, iniziativa a cui si dedicherà con tutte le sue risorse. Il Canto degli Italiani diventa solo in seguito “Fratelli d’Italia”. Nonostante la grandissima popolarità durante il Risorgimento non fu scelto come inno nazionale del Regno Unito dopo il 1861. Per i Savoia molto meglio la Marcia reale. Il Canto degli Italiani era troppo repubblicano e giacobino, e non coincideva con quello che fu l’esito politico del Risorgimento. Monarchia e Repubblica sono due cose ben diverse. Fratelli d’Italia diventa invece l’inno dell’Italia repubblicana nata dopo la seconda mondiale. L’inno viene introdotto come provvisorio il 12 ottobre 1946 ma diventerà l’inno ufficiale della Repubblica solo nel 2017.












