(Collelongo, 7.11.1944 – 24.8.2024)
IL BIGLIETTO DA VISITA
STEFANO ROLANDO

La notizia della scomparsa di Ottaviano Del Turco, nato il 7 novembre del 1944 a Collelongo in Abruzzo, è sinceramente dolorosa.
Tra le tante cose della sua vita svolte nel sindacato, nella politica (segretario del PSI, più di recente membro della direzione del PD), nelle istituzioni (parlamentare, ministro, presidente della Commissione antimafia, Presidente della Regione Abruzzo), come tutti sanno fu dal 1983 al 1992 segretario generale aggiunto della CGIL. Cioè, fu il rappresentante nazionale della seconda corrente del maggiore sindacato italiano, si potrebbe dire in naturale “solidarietà e conflitto” con tre segretari generali del livello di Luciano Lama, Antonio Pizzinato e Bruno Trentin.
Maurizio Landini oggi ha dichiarato: “Fu un dirigente di primo piano del nostro Sindacato fino a ricoprire l’incarico di segretario generale aggiunto dal 1983 al 1992 in una fase complessa della storia della Cgil e del sindacato confederale, dove si sono confrontate idee e proposte di diversi modelli sindacali e di rapporto tra sindacati e forze politiche. Dal 1992 l’impegno sindacale di Ottaviano si è concluso e la sua esperienza l’ha messa al servizio di ruoli di responsabilità politica e istituzionale. La difesa dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori è stata al centro delle sue esperienze sindacali e politiche“.

Quei sentimenti necessari “di solidarietà e conflitto” sono risolti dignitosamente oggi da Landini. Ma quel “confrontate idee e proposte di diversi modelli” apre le porte a un rilevante e ormai maturo approfondimento.
Resta tra l’altro, secondo me, questo il campo di memoria e di indagine di maggior interesse della per altro ampia e rilevante vita pubblica di Ottaviano.
Insieme alla memoria di tanti frammenti della nostra vita di cui, per amicizia e intersecati interessi, restano pure magnifici spunti e nostalgie di allegrie e fissazioni (il suo avere a indelebile memoria tutte le canzoni del patrimonio musicale italiano e relativo posizionamento in classifica nella storia di Sanremo, così come la formazioni di tutte le squadre di calcio del campionato italiano dal dopoguerra e anche nel posizionamento in ciascun campionato).
Penso (non da oggi) che la filigrana della sua vita sarebbe un punto di partenza importante per ricostruire, con lo spirito di oggi, la complessità, le passioni, le dipendenze e le indipendenze ideologiche, le fedeltà umane e le divergenze anche drammatiche, che si sono consumate in mezzo secolo tra socialisti e comunisti. Una storia, in generale, necessaria. Che condotta negli ambiti della coabitazione di tradizione (sindacato e cooperazione) apre le porte a indagini culturalmente e umanamente più complesse della “storia dei fatti” che abitualmente si fa sulle inanimate carte.
Dico con lo spirito di oggi. Perché indagando quel che avveniva durante e anche dopo (a causa di come sono finite male quelle storie) non era possibile fare emergere ciò che ora non dipende da alcuna realpolitik.
Di Lama, Pizzinato e Trentin gli ho solo sentito dire parole di rispetto e di affetto. Parlando della CGIL ho solo visto attraversargli con trepidazione lo sguardo, come quando si parla delle turbolenze della propria casa. Ma sull’agenda i commenti erano molto più tortuosi. Ed una volta – nel corso della composizione di un libro corale (venti tra i maggiori dirigenti socialisti) su politica e comunicazione del PSI dal 1976 al 1994 (“Una voce poco fa”, Marsilio, 2008) sono riuscito a fargli dire qualcosa in più. Tra cui questo brano, che rispondeva alla domanda sul modo con cui i socialisti hanno affrontato la loro “rappresentazione” (dunque la modalità comunicativa) negli ambiti della rappresentanza sociale (sindacato, cooperazione) in tradizionale coabitazione con i comunisti.
“i socialisti avevano osato l’inosabile. Con Giacomo Brodolini e Gino Giugni avevano tentato di regolare i conflitti del lavoro con lo Statuto. Il PCI si astenne in Parlamento perché riteneva che fosse tutta una manovra per ingabbiare la “rabbia della classe e la sua autonomia”. Craxi invece portò la sfida nel cuore del sistema dei rapporti tra PCI e mondo del lavoro. Il PCI riteneva che il compromesso su cui si reggeva l’architrave costituzionale e politica del paese attribuiva a sé la rappresentazione degli interessi popolari. Nessuna legge poteva essere approvata sui temi del lavoro con l’opposizione attiva del PCI. In un colloquio a casa di Lama, con Natta segretario, dopo la morte di Berlinguer, la delegazione socialista si sentì dire che la riottura di questa regola, più che il merito dell’accordo di San Valentino, era all’origine del conflitto ingovernabile tra PCI e PSI”
Ottaviano ha molto sofferto. E non ha avuto più le energie per dare su questo e altro il suo prezioso contributo. Lo abbraccio, insieme ai suoi familiari.
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