Sono circa le 23 di una domenica sera di maggio, e con delle amiche decidiamo di fermarci in una gelateria in zona Centrale, circa a metà strada tra la stazione e corso Buenos Aires. Siamo attratte dal nome e dalla lista dei gusti particolari che risuonano tra denominazioni I.G.P. e prodotti organici. Ci mettiamo in fila, c’è coda fuori nonostante la zona a quell’ora non sia tra le più frequentate. Un gelato piccolo, ci diciamo, consapevoli che la nostra cena, un hamburger in un ristorante della zona, sia stata più cara del previsto, oltre venti euro a testa. Quando è il momento di pagare però, restiamo di stucco. Il gelato che fino a un paio di anni fa sarebbe costato intorno ai due euro e cinquanta, è venuto a costare ben quattro euro. La sorpresa passa dopo poco…in fondo, ci diciamo, cosa possiamo aspettarci di questi tempi a Milano.
Questo piccolo aneddoto è sintomatico di una tendenza inarrestabile di privatizzazione, rincorsa ai profitti e ricerca della moda e del lusso, che ha reso Milano sempre più gentrificata e inaccessibile, in particolare per i giovani. Quando si chiede agli universitari milanesi se stiano riflettendo sulla possibilità di cercare un appartamento per sé e lasciare quello dei propri genitori, la risposta è quasi sempre no. È impensabile, infatti, con i lavoretti nei weekend spesso sottopagati o in nero, di permettersi affitti che superano i 500/600€ al mese per una stanza.
Secondo il Financial Times, che ha condotto una ricerca guidata dalla giornalista Marianna Giusti, i prezzi degli affitti a Milano sono diventati più cari che a Londra, nonostante i salari non siano comparabili. La categoria dei fuori sede è particolarmente esemplificativa del disagio abitativo in città. Se da un lato Milano è la città italiana che attrae il maggior numero di studentesse, studenti, e giovani entranti nel mondo del lavoro, le condizioni con cui questi ultimi devono confrontarsi sono complesse.
Nonostante esista un quadro legale per limitare il prezzo dell’affitto di stanze per gli studenti, in molti casi questi limiti non vengono rispettati a fronte della possibilità di pagare un po’ meno facendo un contratto in nero o prendendo in affitto un semplice posto letto in una stanza condivisa. A fare lievitare i prezzi degli affitti si aggiungono gli studentati privati che, sottoposti a un quadro legale differente da quello degli appartamenti in immobili residenziali, hanno costruito un mercato dei prezzi la cui media supera gli 800€ mensili in molti casi, tra gli ultimi quelli del Villaggio Olimpico, i cui extra costi ricadranno sull’amministrazione comunale, con benefici per gli studenti in situazione di precarietà e meritevoli del sostengono tramite il Diritto allo Studio, ancora da verificare. Per i giovani, questa spesa si somma al prezzo della spesa e le cene fuori, ma anche gli eventi sportivi e culturali, con abbonamenti della palestra costosi, corsi di sport inaccessibili e spazi culturali una volta popolari, che iniziano a fare pagare le famose birrette a otto euro per mezzo litro.
Come riportato dagli indici generazionali del Sole 24 Ore per il 2025 e analizzato dal quotidiano milanese Milano Today, sono i giovani la fascia di età che vive peggio in città.
A differenza di altre capitali europee, come Parigi, i giovani milanesi non ricevono agevolazioni, come musei gratuiti per accedere alla cultura, seppur spesso siano in una situazione di difficoltà economica che si acuisce nelle fasce della popolazione tra i 18 e i 35 anni che non hanno a disposizione un reddito stabile, continuando a dipendere dalla famiglia.
La transizione della città verso una meta per super ricchi e turisti da tutto il mondo ha Il disagio, poi, è ancora più evidente se ci si sposta verso la periferia, dove i giovani sono spesso costretti a rimanere nei loro quartieri allontanati dai prezzi della Milano gentrificata che respinge anziché accogliere, creando una forma di isolamento simile alla ghettizzazione.
Impegnarsi a costruire spazi accessibili e gratuiti non dovrebbe essere una priorità non solo degli enti del terzo settore, ma anche, e soprattutto, dell’amministrazione locale che ha dato vita a un modello Milano carico di contraddizioni, tra attrattività millantata e inabitabilità effettiva, che necessita di soluzioni per restituire Milano a chi la vive, soprattutto ai giovani.fatto duplicare il costo della vita e sono i giovani a pagarne il prezzo.
Tuttavia, la città prova a resistere, con centri sociali e i nuovi spazi ibridi socioculturali che proliferano costruendo reti, nella speranza di far rinascere i terzi spazi in cui rompere l’isolamento sociale e combattere l’esclusione. Ma tutto questo non basta. Chiusi in università o negli uffici delle grandi aziende di consulenza, i giovani di Milano spesso non trovano posti dove riunirsi.
Anna Valentina Mazzei












