BATTERI EXTRA-TERRESTRI?

di MariaPaola Landini

Il nostro pianeta si è formato circa 4,6 miliardi di anni fa e un miliardo di anni dopo sono comparse le prime tracce di vita: i batteri. In seguito, grazie ai batteri e alle loro innumerevoli funzioni metaboliche, il pianeta è diventato abitabile per la vita complessa. Oggi i batteri sulla terra sono diventati così numerosi che, nonostante le dimensioni minuscole, la loro massa totale è trentacinque volte quella di tutti gli animali messi assieme e mille volte il peso degli esseri umani.

Molte specie batteriche vivono in ambienti estremi, alcuni addirittura ostili alla vita come negli abissi oceanici a diecimila metri di profondità dove la pressione dell’acqua è di oltre mille bar, nell’ acqua bollente che fuoriesce dal centro della terra, nei tubi di lava, nelle profondità del sottosuolo, sotto i ghiacci dell’Antartide, in siti dove la concentrazione di acidi è così elevata da corrodere i metalli e perfino in mezzo alle scorie radioattive. Recentemente la scoperta di batteri capaci di sopravvivere grazie al consumo di idrogeno e di solfato aggiunge ulteriore credibilità alla ipotesi che forme di vita simili possano essere in grado di esistere anche in altri Pianeti come Marte che in un lontano passato era un pianeta ricco di acqua.

La ricerca microbiologica nello spazio è iniziata oltre 50 anni fa con l’intento di identificare l’eventuale presenza di forme viventi microscopiche nei pianeti raggiunti e soprattutto, per studiare la situazione ”batterica” presente nella stazione spaziale internazionale che, negli ultimi venti anni,  è servita anche da osservatorio microbiologico grazie ad un laboratorio dotato di tutta la strumentazione per la identificazione microbica, compreso un sequenziatore genomico di ultima generazione. 

Ci sono batteri sugli altri corpi celesti?   

  • Un aumento della fluidità della membrana di Escherichia coli che potrebbe essere responsabile della aumentata resistenza ad alcuni antibiotici.   
  • Una espressione differente, in Salmonella typhimurium, di oltre 100 geni alcuni dei quali coinvolti nella produzione dei fattori di virulenza e nella resistenza agli antibiotici.        
  • Un aumentato scambio interbatterico di materiale genetico nei Batteri Gram-positivi.                                                    
  • Una aumentata produzione di biofilm da parte di batteri Gram-positivi e Gram-negativi.

Misure precauzionali al rientro degli astronauti sulla terra

Gli Astronauti che rientrano da una permanenza nello spazio devono trascorrere i primi 21 giorni all’ interno di una area di contenimento biologico. Durante questo periodo vengono scrupolosamente controllati  al fine non solo di migliorare le loro condizioni di salute ma anche per prevenire una possibile  contaminazione terrestre da rientro causata da batteri modificati dalle condizioni estreme presenti nella ISS ed assenti sulla terra.

Al ritorno degli Astronauti che erano sbarcati sulla luna durante le missioni Apollo, la NASA aveva preparato il Lunar Receiving Laboratory, una struttura complessa di 86 mila metri quadrati con  un’ area per la quarantena degli astronauti e i veicoli e una zona coi laboratori  dove gli scienziati compivano gli esperimenti sui materiali raccolti. Nel 2019 la struttura è stata demolita.

Questo è il poco che sappiamo ma il molto che ci stimola a proseguire le ricerche di Microbiologia spaziale. Si tratta di ricerche molto complesse che però sono indispensabili per capire come e se la convivenza uomo/batteri che si è evoluta in milioni di anni sulla terra potrebbe modificarsi in ambienti extraterrestri. I batteri sono e probabilmente saranno le uniche forme di vita che accompagneranno l’ uomo in giro per lo spazio negli anni a venire e potrebbero essere i primi colonizzatori di corpi spaziali distanti anni luce da noi che, dopo  miliardi di anni di colonizzazione, potrebbero diventare abitabili anche per l’uomo.  

Forse la scienza in certi argomenti incontra la fantascienza.