Prima retrospettiva italiana dedicata all’opera fotografica di un’icona del Novecento
di Silvana Palumbieri
Dal 25 febbraio al 25 maggio 2026, l’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici si fa palcoscenico di un evento espositivo di portata internazionale: “Agnès Varda: Qui e Là”. Questa rassegna non si configura solo come la prima grande retrospettiva italiana dedicata esclusivamente alla produzione fotografica della Varda, ma assume una valenza simbolica profonda: la celebrazione del settantesimo anniversario del gemellaggio tra Parigi e Roma un Dialogo tra due Capitali.
Agnès Varda (1928-2019), spirito apolide e curiosità insaziabile, ha trovato in queste due città le radici del suo immaginario. La mostra intende dimostrare come, per l’artista, fotografia e cinema non fossero compartimenti stagni, bensì rami divergenti di un medesimo tronco vitale, alimentati da una visione del mondo che fondeva l’oggettività del reportage con il lirismo della finzione.
Il percorso espositivo si snoda attorno al concetto cardine di “foto-scrittura”. Varda non si limitava a “scattare” immagini le scriveva. La Teoria della “Cinécriture”: la Fotografia come Scrittura, Il Mondo in un Cortile: al centro della mostra troviamo la ricostruzione ideale del numero 86 di rue Daguerre a Parigi. Per oltre sessant’anni, questo spazio è stato molto più di un indirizzo: è stato un laboratorio alchemico, un teatro di posa e un rifugio esistenziale. L’immersione multimediale attraverso 130 stampe originali, documenti inediti e installazioni multimediali, il visitatore è invitato a rallentare. La mostra documenta il passaggio dalla Leica degli esordi alla camera digitale degli ultimi “autodocumentari”, evidenziando come la tecnologia sia cambiata, ma lo sguardo sia rimasto fedele a una missione: captare la “maggioranza silenziosa”.
La sezione parigina della mostra rivela la capacità della Varda di nobilitare il quotidiano la Parigi degli Invisibili e lo Specchio dell’Anima Daguerréotypes (1975). Viene esplorato il legame con i commercianti del suo quartiere, trasformati da semplici soggetti a icone di una resistenza culturale, ilriflesso urbano in capolavori come Cléo de 5 à 7, Parigi smette di essere sfondo per farsi personaggio attivo, specchio delle angosce e della bellezza delle donne in lotta per la propria identità. Qui, la fotografia è l’istante che precede l’azione, il fotogramma che cerca di fermare il tempo che fugge. Un punto di forza della relazione è l’analisi dei tesori fotografici emersi dai viaggi italiani della Varda, presentati qui in veste spesso inedita. Il “Grand Tour” Moderno un’Italia inedita 1959 – Il Surrealismo della Materia durante i suoi primi viaggi in Italia, Varda esplora le forme e le superfici con un’estetica che sfiora il surrealismo, trovando nelle piazze e nei dettagli architettonici una poesia della materia. 1963 – Il Cinema nel Cinema inviata dalla prestigiosa rivista Réalités, Agnès entra nei santuari del cinema europeo, la mostra espone i ritratti di Luchino Visconti sul set de Il Gattopardo, descritto come un “principe taciturno”, e gli scatti “rubati” sul set de Il Disprezzo (Le Mépris). In questi ultimi, la Varda cattura l’essenza della Nouvelle Vague, ritraendo l’amico Jean-Luc Godard e una folgorante Brigitte Bardot in momenti di vulnerabile quotidianità lavorativa.
L’omaggio all’artista si estende oltre i confini della capitale, in contemporanea con Villa Medici, la Cineteca di Bologna ospiterà la mostra “Viva Varda” (marzo 2026 – febbraio 2027). Questo asse culturale Roma-Bologna garantisce una visione d’insieme senza precedenti: se Roma celebra lo sguardo statico e la composizione dell’immagine, Bologna approfondisce la narrazione in movimento, offrendo una panoramica completa sulla sua filmografia rivoluzionaria, una Celebrazione Diffusa Roma e Bologna. Per comprendere appieno l’importanza di questa retrospettiva, è necessario evidenziare tre elementi che emergono dalle opere esposte abbiamo i Tre Pilastri della Poetica Vardiana L’Allestimento della Realtà Varda non è mai stata una documentarista pura, ogni suo scatto è una “messa in scena” consapevole dove la realtà viene guidata per rivelare una verità più profonda. Il Ritmo del Montaggio le serie fotografiche esposte dialogano tra loro secondo una logica di montaggio cinematografico ante-litteram ogni foto richiama la precedente e anticipa la successiva.
L’Umorismo e l’Impegno dagli autoritratti pop (come quello iconico davanti a un Bellini a Venezia) allo sguardo femminista di L’une chante, l’autre pas, l’arte di Varda rimane uno strumento politico e ironico, capace di unire l’intimità del ritratto alla denuncia sociale.
“Agnès Varda: Qui e Là” non è soltanto una mostra fotografica, ma un’esperienza antropologica e poetica. Ci restituisce un’artista che ha saputo restare una “daguerréotipista dell’anima”, capace di trovare il punto esatto in cui la cronaca si trasforma in arte e l’istante si fa eterno.
Curatrici: Anne de Mondenard & Carole Sandrin
Collaborazioni: Cinémathèque française, Cineteca di Bologna.
Date Chiave:
Roma (Villa Medici): 25 Febbraio – 25 Maggio 2026.
Bologna (Galleria Modernissimo): 6 Marzo 2026 – 7 Febbraio 2027.












