di Dalisca
Once upon a time!
Un re un giorno se ne tornava dalla caccia felice e soddisfatto quando, improvvisamente…
Così inizia la favola noir RE CHICCHINELLA raccontata da Giambattista Basile, pseudonimo di Gian Alesio Abbattutis, nel libro: LO CUNTO DE LI CUNTI ovvero ’o trattenemiento ’e peccerille (in lingua napoletana), edito tra il 1634-1636.
…per una necessità corporale, fu costretto a defecare e a provvedere, per la relativa pulizia, ad usare le penne “setose” di una gallina apparentemente morta; ma la pennuta, che morta non era, si introdusse nel corpo del mal capitato rendendogli la vita infelice.
Questo il racconto per adulti intriso di una morale che si addice molto al momento che stiamo vivendo, anzi ne ripercorre le orme rendendo il tutto attuale.
Il Re cui si allude è Carlo III d’Angiò, Re di Sicilia e di Napoli, Principe di Giugliano, Conte d’Orleans… e chi più ne ha più ne metta di titoli, di cui il Re andava molto orgoglioso e che spesso li elencava forse per ricordare a se stesso la sua grandezza.
Il linguaggio usato è un mix di napoletano, siciliano e francese; il che rende più divertente ciò che divertente non è.
Infatti, tutte le fiabe brutte e belle che siano nascondono, come anche in questo caso, sotto forma di metafora, il malcontento del popolo e dei cortigiani per il sopruso e l’ingiustizia di chi li governa, di qui la conseguente avversione nei loro confronti.
Così nella messa in scena il RE viene circondato da una Corte falsa e bugiarda che approfitta della sua condizione fisica per accaparrarsi tutto quello che può prendere e, data la circostanza, fingendo però di agire nell’interesse del suo governante.
Povero Re! La sua condizione non solo fisica ma anche morale non impietosisce i cortigiani che lo invitano invano a cibarsi cosicché la gallina ovvero Chicchinella, che si porta in grembo, possa evacuare ed espellere le uova d’oro.
Sì, le uova d’oro. Il cibo preferito, il più appetibile al punto di infischiarsene delle sofferenze altrui che potrebbero comportare al malcapitato.
Quale metafora è più consona ai nostri comportamenti?
La storia dell’uomo si ripete, cambiano i tempi, cambiano le stagioni, ma l’avidità e la sete di potere che albergano in ogni essere e in tutte le epoche lo rendono insaziabile e disumano verso l’altro.
La pièce risulta molto affascinante, grottesca al punto giusto, divertente, nonché amara; le scene molto raffinate con luci appaganti che sottolineano ogni passaggio, gli artisti tutti all’altezza del compito e il protagonista Carmine Marincola, bravissimo nelle espressioni sottolineate da una mimica parlante, rendono bene la morale cinica e cattiva della favola noir.
Credo che la regista Emma Dante questa volta abbia fatto centro, a mio modesto parere penso che questo lavoro possa definirsi un’opera buffa senza sorta di esagerazione; in fondo, e ciò si sa, LEI spesso cura regie di opere liriche; pertanto, chi meglio di Lei poteva avere un’idea così innovativa come questa: cioè, trasformare tanto di antico in un’opera assolutamente moderna meritando così il plauso di un pubblico attento quanto esigente.
Chicchinella, Chicchinella,
come è triste
la favola bella!
Tu ignori quanto hai fatto
ma, tuo malgrado,
resta il misfatto.
Povero RE!
Nulla sapeva delle tue uova
custodite
nella sua alcova.
Al contrario i cortigiani
lo sapevan e come
che quelle eran d’oro
e facean di tutto per
assicurarsi
Il gran tesoro!












